Cuore di tenebra: un viaggio nel tempo e nella coscienza

Con Cuore di tenebra Joseph Conrad raggiunse probabilmente i risultati più alti della propria arte nella forma di romanzo breve.

In Cuore di tenebra Conrad affida la narrazione della storia al marinaio Marlow; alter-ego dello scrittore, che racconta ad un gruppo di amici, su un battello ancorato sul Tamigi, la sua prima esperienza di comando.

Fin da piccolo Marlow era rimasto affascinato dal fiume Congo ed aveva espresso l’intenzione di recarsi prima o poi <<nel giallo>>, il colore con cui sulla carta era segnato il cuore dell’Africa.

Messosi al servizio di una compagnia commerciale egli raggiunge la prima stazione sul fiume in cui si illudeva di poter compiere una nobile missione di progresso e civiltà.

Si accorge invece che la Compagnia è alimentata unicamente da interessi materiali.

Strada facendo, Marlow sente parlare di un certo Kurtz, un agente commerciale della Compagnia che si trova nella stazione più interna del fiume e decide di andare a cercarlo.

Trovatolo, Marlow prende coscienza del mondo sempre più degradato e disumano che lo circonda: prima sul battello, la cui ciurma di neri si dedica al cannibalismo poi al villaggio, dove Kurtz è adorato come un dio dagli indigeni e governa lo zona con crudeltà, in uno scenario di orrore e di morte.

Il viaggio di Marlow non avviene soltanto nello spazio, lungo il fiume Congo ma anche nel tempo: man mano che l’imbarcazione avanza verso le sorgenti del fiume, il protagonista recede ad un passato primordiale, alle radici stesse dell’umanità.

L’atmosfera di quiete e immobilità della foresta, sembrava indicare più che un luogo fisico, un luogo spirituale.

 [<<E questa immobilità di vita non assomigliava affatto alla pace. Era l’immobilità di una forza implacabile che covava un qualche insondabile disegno. Vi guardava con un’aria vendicativa, piena di risentimento>>].

Quello di Marlow, dunque, è soprattutto un viaggio all’interno di sé, del mondo sconosciuto o dimenticato della coscienza, nel cuore di tenebra dell’anima, dove pulsano oscure forze vitali, coperte dal velo dell’educazione, della morale e della civiltà.

[<<Eravamo viandanti su una terra preistorica, su una terra che aveva l’aspetto di un pianeta sconosciuto>>].

La Critica al colonialismo

Marlow avverte con chiarezza sia la forza di attrazione sia i pericoli che scaturiscono dalla foresta; essi sono insiti nella storia del colonialismo occidentale di fine Ottocento, di cui Marlow prende coscienza durante il suo viaggio, in bilico tra Natura e Civiltà.

La Civiltà può distruggere la Natura, ma allo stesso tempo addentrarsi nella Natura può portare a perdere i vincoli sociali e morali e a ricadere nella barbarie e nella violenza, nell’arbitrio, com’è accaduto a Kurtz, che Marlow troverà nel cuore di tenebra, dove vive al di fuori di ogni legge morale e civile, adorato e temuto come un Dio.

Ed è forse questo il più grande errore in cui cadono gli uomini: voler essere Dei.
Avere la presunzione di essere adorati e temuti come Dei.

La presunzione di essere “qualcuno” che spinge in ultimo alla sete di Potere, alla smania di apparire, all’avidità e alla superbia che stanno radicalmente distruggendo i rapporti interpersonali e la realtà che ci circonda.

La vita non è una corsa o una gara dell’apparire ma un viaggio nell’Essere.

Coure di tenebra